C’è qualcosa di quasi letterario, se non fosse tutto tragicamente vero, nel modo in cui l’estate 2026 si è abbattuta sulla Calabria. Un caldo che sembra non voler mai finire, come un’entità che si rifiuta di lasciare la presa sulla regione. Una sequenza di episodi di sangue che si ripetono, sempre negli stessi luoghi, quasi seguissero un copione già scritto. Un aereo inghiottito dai boschi per giorni, prima di restituire il suo tragico segreto tra le montagne. Se un romanziere avesse voluto costruire una stagione al cardiopalma ambientata sul Tirreno cosentino, difficilmente avrebbe potuto immaginare una trama più densa di quella che i fatti di cronaca hanno scritto da soli.
Il caldo che non molla la presa
Partiamo dal nemico più silenzioso, quello che non fa rumore ma che negli ultimi mesi ha messo la Calabria sotto assedio più di ogni altra cosa. Luglio 2026 è stato, secondo i dati ufficiali, il mese più caldo mai registrato in Italia, e gli oceani extrapolari hanno toccato temperature superficiali mai viste prima secondo il programma europeo Copernicus. La Calabria ha attraversato weekend interi da bollino rosso, con temperature percepite fino a 43 gradi e punte reali che hanno sfiorato i 40. Reggio Calabria è comparsa più volte nell’elenco delle città a massimo rischio del Ministero della Salute, mentre un rapporto di Greenpeace e Cgil ha fotografato una regione sempre più vulnerabile, con lavoratori esposti al sole e ambienti senza climatizzazione tra le categorie più a rischio.
Il Mediterraneo, nel frattempo, si comporta come un enorme accumulatore di energia: acque anomalmente calde, punti di rugiada arrivati localmente fino a 30 gradi — valori più tipici del Golfo Persico che dell’Italia — e un’afa che rende le notti tropicali quasi la norma piuttosto che l’eccezione. Quattro ondate di calore consolidate, una quinta che ha già investito Francia e Spagna prima di lambire anche l’Italia: un’estate che gli stessi meteorologi descrivono come destinata a essere ricordata, nel bene e soprattutto nel male, per la sua persistenza più che per i singoli record.
Sangineto: la stessa spiaggia, lo stesso sangue, due volte in due mesi
Se il caldo è la minaccia che aleggia su tutta la regione, c’è un unico piccolo tratto di costa che sembra aver concentrato su di sé la parte più cupa di questa stagione: il litorale di Sangineto, nel Cosentino. La notte tra il 27 e il 28 giugno, proprio durante l’inaugurazione della stagione estiva in un locale della zona, una lite sfocia in una sparatoria: due giovani, di 20 e 32 anni, vengono raggiunti da colpi di pistola. Il 3 luglio i carabinieri arrestano un 30enne del posto, Alfonso De Marco, con l’accusa di tentato omicidio aggravato.
Sembra un episodio isolato. Non lo è. Nella notte tra l’8 e il 9 agosto, a poche centinaia di metri di distanza, davanti alla discoteca “Il Castello”, Antonio Perrotta — 34 anni, compagno e padre di quattro figli, originario della vicina Fuscaldo — viene picchiato a morte per una banale discussione legata a un biglietto d’ingresso. Muore in ospedale a Cosenza per un ematoma epidurale acuto e una frattura della base cranica. Fermati due fratelli, Domenico e Umberto Orsino, 22 e 24 anni, originari della Calabria ma residenti in Lussemburgo, tornati in patria per le vacanze estive. Il gip, nei giorni successivi, non convalida il fermo per entrambi: Umberto torna libero, Domenico resta in carcere.
Il sindaco di Sangineto, Michele Guardia, parla di “una vita spezzata e una sconfitta per tutti”. Quello di Fuscaldo, Giacomo Middea, di “morte incomprensibile, inaccettabile”. Ma chi segue da anni la cronaca di questo tratto di costa sa che non è la prima volta: già nell’estate 2023, sempre a Sangineto, una lite in discoteca finì a colpi di pistola, con un 22enne ferito a una gamba. Una sequenza — spari, risse, pestaggi — che si ripete quasi identica ogni estate, come se il copione, ogni anno, tornasse in scena sullo stesso palcoscenico.
Cutro: due colpi di pistola all’alba
Mentre la Calabria tirrenica piange Antonio Perrotta, sull’altro versante della regione, nel Crotonese, si consuma un altro dramma. All’alba del 12 agosto, a Cutro, Sergej Kapterv, 22 anni, di origine bulgara, viene ucciso con due colpi di pistola al petto all’interno dell’abitazione dove si trovava in vacanza dalla fidanzata. I carabinieri fermano poche ore dopo Giuseppe Sulla, 28enne commerciante del posto: il movente, secondo gli inquirenti, sarebbe passionale, legato alla volontà dell’indagato di “difendere” la propria compagna da presunti comportamenti scorretti attribuiti alla vittima. Il sindaco di Cutro, Domenico Voce, commenta sconvolto: “Era da tanto tempo che non succedevano queste cose”.
Vibo Marina: la tragedia nel porto
Non serve nemmeno la violenza volontaria, in questa estate, perché la tragedia colpisca: basta un pomeriggio di mare finito nel modo peggiore. Venerdì 14 agosto, verso le 19.30, un gommone piomba a forte velocità contro una piccola imbarcazione da diporto all’uscita del porto di Vibo Marina. A bordo della barca ci sono tre giovani che avevano noleggiato il mezzo per una giornata al mare. Nello schianto, uno di loro — Domenico Campana, 30 anni, originario di Mirto Crosia, nell’Alto Cosentino — viene colpito dall’elica del gommone, riportando una ferita profondissima al fianco e un trauma alla testa. Nonostante le manovre di rianimazione sul posto e il trasporto d’urgenza all’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia, il ragazzo muore poco dopo l’arrivo in pronto soccorso.
Il bilancio, nelle ore successive, si aggrava: non due ma cinque i feriti complessivi, con una ragazza trasferita d’urgenza a Catanzaro in condizioni serie. La Capitaneria di Porto apre un’inchiesta per omicidio nautico, mentre il Comune di Mirto Crosia, sotto choc, cancella in segno di lutto l’evento musicale in programma la sera successiva sul lungomare.
Il femminicidio di Ornella Forastefano
C’è poi una vicenda che ha squarciato in modo ancora più cupo il quadro di questa estate: il femminicidio di Ornella Forastefano, 46 anni, originaria di Cassano allo Ionio e domiciliata ad Amendolara. Il suo corpo, agonizzante, viene ritrovato la notte del 16 agosto all’esterno del pronto soccorso dell’ospedale “Guido Chidichimo” di Trebisacce: sul corpo profonde ferite e traumi diffusi. La donna muore poco dopo. Le indagini si concentrano rapidamente sul compagno, Elvis Metvelaj, 42enne di origine albanese, rintracciato e fermato dai carabinieri di Cassano allo Ionio al porto di Bari mentre tentava di imbarcarsi per l’Albania.
Il gip di Bari convalida il fermo e dispone la custodia cautelare in carcere, dichiarandosi però incompetente per territorio: il fascicolo passa alla Procura di Castrovillari. Metvelaj, davanti al giudice, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Resta ancora da chiarire il luogo dell’aggressione e le modalità del trasferimento della donna fino all’ospedale, dove sarebbe stata lasciata senza che nessuno allertasse i soccorsi in tempo utile.
La vicenda ha un ulteriore risvolto: secondo quanto riportato dalla stampa locale, Ornella Forastefano apparteneva a una famiglia legata alla criminalità organizzata jonica, da cui si era però allontanata gestendo un proprio bar. Un dettaglio che ha spinto anche esponenti politici a invocare che “la giustizia prevalga sulla vendetta”. Ai funerali, corteo con i sindaci di Fuscaldo e Sangineto, Middea e Guardia, che hanno proclamato lutto cittadino. Sarebbe il secondo femminicidio dell’anno in Calabria, dopo quello di Maria Assunta Currà a Mileto lo scorso gennaio.
Un aereo scomparso tra le montagne
E poi c’è la vicenda che, più di ogni altra, ha tenuto con il fiato sospeso un’intera regione per giorni: la scomparsa del Tecnam P2008 con a bordo gli avvocati Carlo Arnulfo e Angela Buccico, decollato da Capo d’Orlando il 16 agosto e mai atterrato a Sibari. Quattro giorni di ricerche tra boschi, valloni e rilievi impervi dell’entroterra cosentino, prima che il relitto venisse individuato in località Laghicello, nel territorio di San Benedetto Ullano. Nessuno dei due occupanti è sopravvissuto. Le cause restano da accertare, tra ipotesi di foschia, disorientamento spaziale e — vista l’ondata di caldo di quei giorni — persino un possibile malore del pilota.
Una stagione da romanzo, ma tutta vera
Caldo che non concede tregua, sangue versato sempre negli stessi luoghi della movida estiva, una donna uccisa e lasciata agonizzante davanti a un pronto soccorso, una tragedia in mare che spezza una giornata di vacanza, un aereo che scompare tra le montagne per giorni: se fosse fiction, la definiremmo una trama alla Stephen King, di quelle in cui una comunità intera sembra presa in una morsa che non lascia scampo. Ma qui non c’è nulla di romanzato. Sono fatti di cronaca, con nomi, cognomi, famiglie distrutte e comunità sotto shock. E soprattutto, come ha notato chi da anni segue queste storie sul territorio, non è la prima estate in cui accade: la sequenza di violenza sul litorale cosentino si ripete quasi identica da anni, un copione che nessuno, finora, è riuscito davvero a spezzare.

